Estratto de "Il Piccolo Manuale della Felicità": introduzione

26.08.2016

Molte persone credono, fuorviate da insegnamenti errati e privi di senso logico, che il creatore dell'universo, il padre di tutte le creature, sia un entità che vive in un determinato luogo e che possegga determinati attributi. Umanizzano la fonte creativa, la rendono simile, per carattere e prerogative, agli esseri umani. Pensano che Dio, il creatore, sia soggetto allo scorrere del tempo, dimensione prettamente relativa e esistente solamente nella mente individuale, che il padre celeste sia un entità che punisce secondo logiche umane coloro che non si comportano in una determinata maniera, magari gettandoli in un luogo di sofferenza e tormento per l'eternità. 

Giustificano la loro dottrina tramite i dogmi, o tramite affermazioni quali: è così, se credi significa che hai fede, se non credi verrai punito, solo la fede in quello che dicono i ministri della chiesa può salvarti, essi sono l'incarnazione della volontà di Dio. Non conoscono Dio, non sanno cosa sia, ne hanno semplicemente sentito parlare senza mai averlo visto in faccia, non hanno mai ragionato circa cosa esso rappresenti, tuttavia appesantiscono ed avvelenano la loro esistenza con convinzioni cristallizzate durante l'infanzia: la fede in ciò che dicono i ministri autorizzati dalle chiese è importante, se non credi nelle loro parole peccherai ed andrai all'inferno o comunque sarai dannato. È tuttavia evidente che non tutti i ministri delle chiese possiedono la vera conoscenza e che ne abbiano realmente fatto esperienza, quella conoscenza in grado di estirpare la sofferenza e di donare la vera gioia ed un senso all'esistenza.

Solo pochissimi di essi sono in grado di comprendere pienamente il significato delle parole dei grandi maestri. 

Quando si chiede alla persona media, fuorviata da convinzioni errate, chi è stato il creatore di Dio, visto che se Dio è un entità specificatamente definita qualcuno o qualcosa deve averlo definito o creato, quest'ultima non è in grado di rispondere: non è raro che entità del genere si infastidiscano e bollino colui che pone loro domande sensate e logiche come eretico o ignorante, o qualcuno da evangelizzare. Quando si chiede a costoro come mai Dio dona una certa natura agli uomini e poi li punisce a causa di questa stessa natura, essi rispondono che esiste il libero arbitrio. Quando li si interroga su cosa sia veramente l'Io, e a chi appartenga veramente il libero arbitrio, sovente trattano chi pone loro una domanda del genere come un completo idiota, dando per scontato che l'individuo sia un semplice sistema corpo mente in grado di poter decidere sempre cosa fare o non fare . Nel momento in cui si chiede di indicare dove sia, concretamente, l'individuo che dirige il corpo-mente vanno su tutte le furie. Alcuni insegnamenti che vengono impartiti, alcune convinzioni diffuse, sono un insulto al buon senso individuale, un tradimento del sacro intelletto, dono della fonte creativa agli uomini. Il padre celeste ha donato una mente discriminante agli esseri umani, suoi figli, proprio perchè quest'ultima venga utilizzata, non affinché l'individuo assorba passivamente le convinzioni che gli sono state trasmesse durante l'infanzia o comunque da fonti esterne od in contrasto con il suo innato sapere intuitivo. L'uomo deve ragionare, deve percepire, ed ha gli strumenti per farlo. Se si presume che c'è stata una creazione e che Dio ha creato l'universo, per esempio, in un determinato numero di giorni, e poi si è riposato, occorre cercare di capire dov'è adesso Dio, cosa sta facendo, come impegna il suo tempo. La pura osservazione dimostra semplicemente che l'universo si rinnova continuamente, muta costantemente, la natura segue la legge del pendolo, in alcuni momenti avviene un processo di creazione ed in altri di distruzione, proprio come come la notte segue il giorno; tutto questo non esige l'idea di un creatore che in un certo momento del tempo abbia dato inizio alla vita. La creazione sta avvenendo ora, ed anche la distruzione.

L'universo non necessita di un principio creativo limitato dal tempo. Il tempo dovrebbe necessariamente sorgere da lui stesso, egli dovrebbe esserne l'artefice. Dio non può riposarsi, Dio è sempre presente e sempre lo è stato. Nuovi mondi nascono e periscono, il tutto è scandito da leggi ben precise. Egli permea ogni cosa, l'universo e i mondi nascono da lui e si riposano in lui, in modo simile al respiro: durante la fase di espirazione il mondo è creato, durante la fase di inspirazione si ritira nella fonte.

Le leggi che agiscono sull'uomo sono le stesse che permeano l'universo, esse sono immutabili e attive, seppur su scala diversa, egualmente dappertutto.

Qual'è la libertà dell'uomo? Può quest'ultimo sottrarsi all'operato di leggi perfette ed immutabili? In cosa consiste il libero arbitrio? Se Dio ha creato, quale sostanza ha utilizzato per la sua opera, visto che esisteva solo lui stesso prima di creare? Dio, essendo l'unica entità esistente, deve aver dato alla luce l'universo necessariamente a partire dalla sua sostanza, deve aver generato una parte di sé, di conseguenza non avrebbe senso punire gli uomini, parti di se stesso, e gettarli in un luogo di sofferenze eterne. Ciò significherebbe condannarsi per l'eternità ed ammettere di avere sbagliato, ma ciò è impossibile; Dio non può sbagliare, egli è totale perfezione, e la cosa è evidente. Il mondo funziona in maniera impeccabile, tutto è perfettamente ordinato. Inoltre, quale significato potrebbe avere lo sbaglio se non lo si relaziona a nulla? Si può sbagliare qualcosa solamente se esiste una via migliore da scegliere, ma il creatore dell'universo è anche il creatore di tutte le vie immaginabili, dunque non può sbagliare. Potrebbe, semmai, inventare qualcosa di nuovo e creativo, ma mai sbagliare, perchè non esiste nessun altro Dio che abbia creato un opera migliore della sua con la quale egli possa paragonarla. Solo l'uomo sbaglia ed il suo errore consiste nel non agire in conformità a leggi precise, le leggi di Dio. Alcune convinzioni diffuse avvelenano l'uomo, promuovendo senso di colpa ingiustificato, ignoranza e guerra. Tutto questo crea sofferenza.

La psicologia, come la religione, si pone l'obiettivo di curare l'anima delle persone. Tuttavia è evidente come anch'essa non si riveli strumento in grado di raggiungere questo scopo. La psicologia è ancora scienza zoppa, ovvero basata su conoscenze incomplete o palesemente errate. Essa conosce in minima parte il funzionamento della mente, non ha mai avuto a che fare con individui che sono stati capaci di trascendere quest'ultima, con individui che vivono in uno stato di completa disidentificazione con il proprio Ego e che sono assorti nello stato di coscienza che i buddisti chiamano Nirvana o gli indù Turya, lo stato della pace perfetta. Gli psicoterapeuti insegnano esclusivamente come creare un Ego integro, ma non conoscono minimamente la relazione tra quest'ultimo e l'anima ed addirittura non tengono in considerazione nemmeno l'esistenza della stessa. Anche gli psicoterapeuti danno per scontato che l'individuo sia un semplice sistema corpo-mente ed emozioni. Tutto questo è svilente e non veritiero. La psicologia, al contrario delle religioni orientali, non avendo compreso che l'uomo è essenzialmente un entità incorporea che fa esperienza di un corpo fisico per un periodo di tempo limitato, non ha ancora accertato il fatto che la tendenza umana a comportarsi in una determinata maniera od il nascere con specifiche inclinazioni o talenti sia da attribuire ad esperienze vissute in precedenza: essa è convinta, al pari di tutta la medicina convenzionale, che le caratteristiche individuali siano esclusivamente ereditate dai genitori.

Queste idee hanno una conseguenza diretta: il credere che siamo semplici macchine biologiche e che come tali non siamo in grado di emanciparci dalla nostra natura. Se siamo macchine, robot, un prodotto dell'ambiente e del patrimonio genetico dei nostri genitori, dove sta il libero arbitrio? Dove sta la possibilità di vivere nella gioia?

Si dovrebbe affermare, in tal caso, che nessuno è libero, che tutti sono un prodotto dell'ambiente e della determinazione genetica e che solamente per circostanze accidentali qualcuno è felice e qualcuno soffre. Pure macchine.

Ma come farebbero allora queste macchine, od almeno alcune di esse, ad essere consapevoli di loro stesse? Dove risiede questa consapevolezza? Una macchina non può essere consapevole di se stessa, se lo fosse diventerebbe un' anima, un' entità che si chiede qual'è il suo posto nell'universo e da dove proviene. Una macchina non può essere veramente felice, perchè non possiede reale libero arbitrio. Gli psicoterapeuti, infatti, son lontani dall'essere le persone più felici e gioiose di questo pianeta. Per la la medicina ufficiale e la psicologia l'uomo è un robot e può esclusivamente rimanere tale. Tuttavia la scienza convenzionale non comprende i fenomeni dei viaggi astrali, delle apparizioni di "fantasmi", non riesce a dare una spiegazione ai contatti con i defunti o con intelligenze che provengono da mondi invisibili all'occhio, ed al fenomeno dell'anima. Tutto questo avviene perchè i medici non sanno nulla della reale struttura interiore dell'uomo, dell'esistenza dei corpi sottili, dell'energia vitale, e soprattutto perchè non hanno mai fatto esperienza diretta del proprio vero sé, dando per scontato di conoscerlo e di farne già esperienza ogni giorno. Le conoscenze orientali,al contrario, sono incentrate sugli insegnamenti dei grandi maestri spirituali, persone che erano effettivamente riusciti a raggiungere la felicità e l'amore incondizionato, e che si impegnavano a trasmettere i loro segreti e le loro esperienze a chi reputavano degno, a coloro che erano dotati di buona volontà ed aspirazione sincera. 

Molti discepoli hanno raggiunto la libertà dalla sofferenza e sono diventati anch'essi maestri. Il problema in questo caso è che i reali istruttori viventi sono pochi, e, per quanto riguarda quelli del passato, la moltitudine delle masse interpreta in malo modo gli insegnamenti di cui si sono fatti portavoce. Esse interpretano quello che leggono in base alla loro esperienza soggettiva, in base alle loro convinzioni, i filtri che non permettono di comprendere il reale significato di determinate istruzioni. La vera conoscenza proviene dai maestri e solo gli istruttori viventi sono in grado di vigilare affinché quest'ultima si mantenga pura e venga correttamente assimilata dai discepoli. Con vera conoscenza intendo la conoscenza che libera dalla sofferenza. La saggezza è direttamente proporzionale alla felicità: quanto più un uomo è saggio tanto più è felice.

Siamo abituati a credere che le persone erudite siano entità sagge. Questa constatazione è palesemente falsa: molte di esse si comportano in maniera totalmente sciocca, sono sciocchi con una mente piena di nozioni. Molte guerre sono fomentate dagli eruditi. Mentre scrivo, centinaia di avvocati, statisti o professori universitari sono impegnai nel trattare male il prossimo, difendere delinquenti, o farsi la guerra.

Il vero saggio è la persona di esperienza, l'anima matura. Il vero saggio è chi, grazie all'esperienza, è stato in grado di aprire il suo cuore. Per liberarci dalla sofferenza dobbiamo parlare con i saggi, e tra costoro spiccano i maestri.

Come individuare un maestro? Un maestro è colui che ci aiuta a liberarci dal dolore, è colui che è in grado di farlo. Egli è una guida che ci indica il retto sentiero affinché noi stessi, con le nostre forze, possiamo divenire in grado di liberarci da ciò che genera sofferenza, egli è colui che ci dona la libertà e la possibilità di aiutare noi stessi senza dipendere da nessun entità esterna.

Io ho avuto un tale maestro, ed ora mi impegno a trasmettere le sue conoscenze, ciò che da lui ho appreso. Faccio questo perchè ho testato l'efficacia delle sue parole, e se il suo aiuto è stato così importante per me, allora può esserlo per tutti. Egli ha vigilato diligentemente sul mio sviluppo interiore, assicurandosi che comprendessi efficacemente quello che mi insegnava e che tutto ciò si consolidasse completamente al mio interno.

Mi sento ora in grado di trasmettere una parte dei suoi insegnamenti basati sul buon senso e sull'amore, e tentare di gettare un raggio di luce su determinate conoscenze antiche, che erano in passato celate o trasmesse in maniera criptica, o che comunque sono state interpretate malamente dalla moltitudine.

Questo insegnamento non è nulla di nuovo, appartiene ad una tradizione antica quanto lo è l'uomo. La vera conoscenza è e sarà sempre la stessa nei secoli a venire.

In questo periodo storico i guardiani del sapere autentico stanno iniziando a parlare liberamente e la loro saggezza viene accolta da molte persone. Entità di mente e cuore aperto, non accecate dal giudizio o dalle convinzioni dominanti della società, stanno emergendo dal mare dell'ignoranza e dell'ottusità. Ciò che veniva insegnato ad una ristretta cerchia di adepti un tempo, ora sta divenendo sapere comune. Anche questo fenomeno presenta dei rischi. Saper distinguere il fungo velenoso da quello commestibile è opera che necessita esperienza e preparazione: alcune verità sono affiancate a molte menzogne, in modo che solo chi ha attraversato molte esperienze, molta sofferenza, colui che è riuscito a sviluppare una mente discriminante e la facoltà dell'intuito è in grado di riconoscere l'oro della vera conoscenza e non confonderlo con il sapere inutile, quello che si mescola ad elementi di verità e contamina le stesse, quello che fa ammalare e non guarire. Ciò che scrivo ha lo scopo di aiutare, di guarire, di fornire spunti di riflessione.

Ho provveduto a caricare personalmente questo libro con le vibrazioni dell'amore, in modo che esse penetrino profondamente nella struttura interiore di chi lo legge o di chi semplicemente lo tiene vicino a sé. Esso ha il potere di un talismano, quindi consiglio di tenerselo vicino il più possibile e di rileggerlo più di una volta. La sua presenza aiuterà a tenere lontano le influenze negative.

Chi è pronto, riconoscerà dentro la sua anima la verità di quello che dico e testerà la sua efficacia, in questo modo otterrà i mezzi per sanare le proprie ferite interiori e divenire una fonte di luce per il mondo. Gli argomenti che andremo a discutere sono due: la gioia e la sofferenza. Comprenderemo dove originano, per quale motivo nascono, la maniera per distruggere il dolore ed al suo posto piantare i semi della felicità.

Questo piccolo manuale è diviso in tre parti: nella prima verranno presentate le 5 grandi premesse, esse sono constatazioni fondamentali la cui comprensione è essenziale per apprendere efficacemente gli insegnamenti seguenti. Nella seconda parte studieremo l'albero della sofferenza e l'albero della felicità, ovvero i due schemi sintetici che indicano i meccanismi di creazione dell'infelicità e quelli della felicità. La terza parte sarà dedicata all'illustrazione dei 3 sacri pilastri della pratica e dei loro effetti nella nostra struttura corpo-mente-emozioni; ovvero analizzeremo gli strumenti pratici per estirpare le radici dell'albero della sofferenza e piantare, al suo posto, i semi dell'albero della felicità.

Nella speranza che questo piccolo manuale possa essere d'aiuto e guida per anime bisognose di conforto e conoscenza, e che le sue sacre vibrazioni possano lenire le loro pene, vi auguro una buona lettura.